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Ci è nato un figlio

Discussioni, idee e suggerimenti sulla fede in età adulta, la fede che si traduce in esperienze di vita.

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Ci è nato un figlio

Messaggioda Luciano » 27/09/2015,,
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Tratto da Educat.it - Servizio a cura dell'Ufficio Catechistico Nazionale della CEI Conferenza Episcopale Italiana

L’ATTESA DI UN BAMBINO

112. Come Gesù, ogni bambino entra nella storia non il giorno della sua nascita ma molto tempo prima: è preceduto da un “avvento”.

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L’AVVENTO È IL TEMPO DELL’ATTESA

113. La notizia di una nuova vita è una buona notizia e porta gioia.
A volte invece è accompagnata da trepidazione e timore. Una gravidanza procura anche fatica e in circostanze di solitudine perfino angoscia. Non tutte le mamme riescono a dire subito come Maria: L’anima mia è piena di gioia (cf. Luca 1,46).
Comunque, la solidarietà e l’alleanza con il bambino atteso incominciano prima che egli nasca. Così si può dire che la sua educazione inizia subito nel grembo materno, per i molteplici scambi vitali che intercorrono tra il bambino e la madre.

114. I sentimenti che una mamma vive nell’attesa trasmettono sensazioni di benessere o malessere al tiglio. I suoi rapporti con il bambino sono anche segnati dalla presenza affettuosa o meno del marito. Le premure dell’uomo verso la sua donna portano serenità anche al loro tiglio.
Così gli sposi si preparano a diventare genitori. Ciò che pensano e apprendono, ciò che scelgono o decidono in relazione al bambino sono già atteggiamenti e primi interventi educativi.

TEMPO DI VERIFICA

115. Il tempo dell’attesa è il tempo più opportuno per i genitori di verificare e raddrizzare le strade dei propri comportamenti.
Ci sono coloro che si sforzano di essere un’intima comunità di vita e di amore e hanno fiducia nel sacramento che li unisce.
Ma ci sono altri che non riescono, e forse nemmeno si impegnano, a camminare insieme; o padri e madri che procreano senza responsabilità.
La Chiesa annuncia a tutti la Parola di pio perché, al di là dei limiti e dei difetti, l’uomo e la donna che affermano di amarsi siano disposti ad accettare e a fare spazio nel loro cuore e nella loro mente, prima che nella loro casa, al bambino che viene.
È un figlio. La sua accoglienza non può dipendere dalle informazioni che un test clinico può dare a riguardo della sua integrità fisica.

LA STRADA SBAGLIATA CHE CONDUCE ALLA MORTE

116. E ci sono anche uomini e donne che annullano l’attesa, che rompono la solidarietà col figlio e lo conducono a morte.
In ogni essere umano, fosse pure concepito da poche ore, ci sono le tracce della sua provenienza divina e della sua immortalità. Anch’egli risorgerà.
Nessun genitore può prendersi l’arbitrio della vita o della morte di un figlio.
La Chiesa in ogni tempo, ad ogni generazione proclama l’intangibilità della vita umana e riafferma con tutta la sua forza che l’aborto è atto di radicale inimicizia nei confronti dell’uomo e di Dio.
È gravissimo peccato.

LA NASCITA: UN IMPEGNO PER TUTTI

117. Il “natale” è il momento della luce. Saggezza umana e rivelazione cristiana si uniscono in questa antica espressione: venire alla luce.
È la luce della vita che provoca stupore e ammirazione per la meraviglia che ogni vita porta in sé. Tutti davanti al neonato esclamano: Com’è bello! E ci si rallegra con la mamma e il papà.
È la luce di una famiglia che guarda con amore il bambino, lo accoglie, gli dà il nome e lo riconosce.
È la luce di Gesù che illumina ogni uomo.

118. È la luce dello Spirito che rivela il mistero nascosto in ogni persona.
Subito nascono interrogativi e apprensioni: ci sono tutti i segni di salute e di vita o appaiono segni di malattia e di morte? Quanti interrogativi e quale trepidazione!
Lo Spirito dà senso alla vita di tutti e guida a comprendere il mistero del valore della vita umana racchiuso in un corpo sofferente.
Tuttavia questo mistero è sconcertante per una mamma e un papà di fronte al figlio non sano o malformato. E una prova dura da portare, soprattutto se si è soli.
Siamo tutti chiamati ad essere solidali con i genitori e non per un solo momento. Solo elogi per i genitori che accolgono il bambino handicappato o rimproveri per coloro che non lo accettano, accentuano il senso di solitudine e non aiutano.

IL COMPITO EDUCATIVO: UNA VIA LUNGA MA AFFASCINANTE

119. Viene poi il tempo dell’“epifania”, della manifestazione. Ogni bambino è se stesso e si manifesta in modo unico e irripetibile: chi sarà mai questo bambino?
Fin dal grembo materno ha una sua vocazione originale e personale: è chiamato a diventare cultore e custode della creazione e costruttore del regno di Dio.
È una chiamata che non conosce esclusione da malattia, handicap o povertà.

120. I genitori e gli educatori hanno il compito di favorire lo sviluppo della personalità di ciascun figlio nella dimensione individuale, in quella sociale e in quella religiosa.
È un impegno di lunga durata che deve fare i conti con la spinta a crescere che è nei bambini. Lo slancio di vita presente in loro è una forza che il Creatore ha infuso in tutte le sue creature e si dispiega nella sua ricchezza quando viene favorito e sollecitato anche in chi parte svantaggiato.
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