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Il Dio che si rileva

Discussioni, idee e suggerimenti sulla fede in età adolescenziale, la fede che si traduce in esperienze di vita.

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Parole chiavi per questo argomento
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Il Dio che si rileva

Messaggioda Luciano » 04/10/2015,,
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Tratto da Educat.it - Servizio a cura dell'Ufficio Catechistico Nazionale della CEI Conferenza Episcopale Italiana

Dio non è estraneo alla ricerca dell’uomo. Per primo viene incontro e a tutti offre un futuro di libertà.

Il Dio che si rivela

Chi è questo Dio invocato in tutti i popoli, con nomi diversi?
Chi è questo “Tu”, in cui ogni uomo cerca il fondamento ultimo delle sue speranze?
Dio non è rimasto estraneo alla nostra ricerca, ma ci è venuto incontro. La storia dell’uomo è segnata dalla sua presenza.
Egli per primo si è rivelato, quando ha scelto un popolo, Israele, e gli ha promesso una terra, protezione, libertà e pace.
Da allora il popolo di Dio ha vissuto sorretto dalla speranza.
La testimonianza di Israele, narrata nei libri della Bibbia, è parola di Dio per noi. Rivela che Dio viene incontro a noi per primo, ci parla, ci invita, ci chiama a vivere in comunione con lui.
A tutta l’umanità dunque la storia di Israele indica qual è il cammino dell’uomo incontro a Dio. L’uomo non può vivere senza la ricerca appassionata di una piena felicità, che solo Dio può dare. Nella speranza di Israele, vediamo riflessa la nostra speranza, nella fatica della sua ricerca, la nostra fatica e i nostri dubbi; nel suo guardare al futuro, il nostro desiderio di crescere.
Perché Dio ha scelto Israele fra tutti gli altri popoli della terra?
Dio ha voluto manifestare il suo amore, assolutamente libero e pienamente gratuito. Ha scelto Israele per far giungere la salvezza a tutti gli uomini della terra.
Quando Dio lo scelse Israele contava poco, ed era schiavo in Egitto.
Dio lo ha scelto e subito lo ha preso per mano, come un padre prende per mano il figlio che muove i primi passi. Lo ha condotto con mano ferma e insieme con tenerezza.
Così questo popolo è cresciuto, educato da Dio con la forza dell’amore.

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La storia di Israele è intessuta di feste e di testimonianze che ricordano i grandi avvenimenti in cui Dio si è fatto presente al suo popolo.
Tramandati di generazione in generazione nelle famiglie, nel culto religioso e nella meditazione dei sapienti, questi fatti vennero messi per iscritto nei libri dell’Antico Testamento. Dio stesso si è fatto garante perché quei fatti fossero tramandati come sua parola autentica.
All’inizio Israele era un popolo di pastori nomadi e di contadini. Legati agli usi, costumi e tradizioni religiose dei loro padri, ogni anno si recavano in pellegrinaggio ai santuari della Palestina. Qui nella festa delle primizie, la gente offriva a Dio i primi nati del gregge e i primi frutti dei campi. Insieme proclamava un’antica professione di fede tramandata di padre in figlio e giunta fino a noi nel libro del Deuteronomio (26,5-10).
Dio, che ha creato i cieli e la terra, ha tratto con segni e opere potenti il suo popolo dalla schiavitù e lo ha condotto verso la libertà. Egli rivela così il suo volto, un volto d’amore che fa crescere e rende liberi.

Dio è il creatore amante della vita, liberatore potente, Padre di tutti gli uomini.


Tu sei il Dio fedele


Mai Dio abbandonò il suo popolo: un patto d’amore, un’alleanza lo legava a lui per sempre.
La Bibbia usa molte immagini per esprimere questo rapporto di Dio con il popolo di Israele: il Signore è il suo alleato, l’amico, lo sposo, il pastore, il padre...
L’alleanza di Dio con Israele si ricollega al fatto storico fondamentale nella vita di quel popolo: il suo incontro con Dio nel deserto, dopo la liberazione dall’Egitto. Là, sul monte Sinai, Dio mantiene fede alle promesse già fatte ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe, e stabilisce con Mosè e il suo popolo il patto dell’alleanza.
Come segno di reciproca fedeltà Dio dona i comandamenti, la sua legge, perché il popolo cresca e cammini nella libertà.
Ogni anno nella festa della Pasqua, Israele celebra la sua liberazione dall’Egitto e riconferma la sua fedeltà all’alleanza.

Dio è l’amico fedele, che mi conosce e mi ama e vuole essere riconosciuto da me. Il suo amore non viene mai meno.


Tu ci tieni per mano

Alla liberazione dall’Egitto e al dono dell’alleanza che Dio continua a rinnovare, Israele non sempre rimane fedele. La Bibbia testimonia da un lato la fedeltà di Dio che ama e perdona, dall’altro il comportamento del popolo che pecca e ritorna a Dio.
Dalle ribellioni nel deserto all’esilio di Babilonia, Israele prova la tentazione costante di rifiutare il suo Dio. Ma i profeti non si stancano di richiamare ad Israele il suo passato e riconfermarlo sulla via della libertà. Un figlio che cresce è sempre in grado di capire l’amore di chi lo ha generato? Israele è come un figlio indocile che si rivolta contro il padre, giungendo fino a rifiutare ogni rapporto con lui.
Come reagisce Dio alla ribellione del suo popolo?
Dio rivela il suo pensiero con le parole dello stesso profeta:
“Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Efraim, perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira” (Os 11,8-9).
Come un padre con il suo bambino, Dio prende per mano il suo popolo: non per tenerlo fermo ma per farlo camminare, non per sottometterlo ma per farlo crescere, non per mantenerlo in schiavitù ma perché arrivi alla libertà.

Dio è grande nella misericordia. Su di lui possiamo sempre contare.


NON COMPRESERO CHE AVEVO CURA DI LORO

Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi. Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincolo d’amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare.
( )
Il figliol prodigo,
di Arturo Martini
(1926)

Tu ci raduni da tutti i popoli

La storia di Israele è il cammino di un popolo che guarda costantemente al futuro. Lo sostiene una grande promessa: Dio manderà il suo Messia, ad inaugurare per tutti gli uomini un’alleanza eterna. Né il peccato, né il tradimento degli uomini scoraggiano Dio; i suoi propositi arrivano sempre a compimento.
Nei momenti più tristi per Israele, come l’esilio a Babilonia dopo la distruzione di Gerusalemme intorno all’anno 587 a.C., si alza la voce di Ezechiele e di altri profeti: Coraggio, non temete! C’è ancora un futuro di speranza per Israele e per tutti gli uomini.
Con la pazienza di un pastore, Dio stesso radunerà tutti i dispersi e si chinerà a curare feriti e ammalati.

Tu sei il Dio con noi

L’amore di Dio non conosce confini e ostacoli. Giorno dopo giorno, attraverso gli avvenimenti della storia e nel rispetto della libertà degli uomini, Dio realizza il suo disegno di salvezza.
Quando il re Ciro restituisce libertà a Israele, il popolo ritorna dall’esilio di Babilonia nella sua terra (anno 538 a.C.). Ma non ritrova più l’antica potenza, e dominatori stranieri continuano ad umiliare a più riprese le sue speranze terrene.
Molti pensavano che Dio avesse dimenticato le sue promesse. Allora i sacerdoti e i sapienti d’Israele richiamano con forza il popolo alla fedeltà del culto, alle tradizioni dei padri, e proiettano le attese di tutti verso altri traguardi: non più una terra, una potenza e una libertà politica, ma un’era nuova di pace, cieli nuovi e terra nuova, che il Messia, il Cristo, inaugurerà non solo per Israele, ma per tutti i popoli.
Quando Roma estende il suo dominio anche sulla terra di Israele, ogni speranza sembra frantumarsi sotto la potenza dell’impero di Augusto.
Proprio allora, nel tempo stabilito da Dio, si compiono le profezie dell’Antico Testamento. Nella storia degli uomini fatta di dominio, prepotenza e dolore si inserisce la vita di Gesù di Nazareth. I suoi gesti e le sue parole rivelano in modo nuovo e sorprendente l’amore di Dio.
Egli è al vertice di un lungo cammino: dell’umanità che cerca Dio e di Dio che si rivela all’uomo. Per venire incontro agli uomini, Dio ha inviato suo Figlio. E gli uomini che cercano Dio come a tentoni, scoprono che egli non è lontano da ciascuno, perché Gesù è il Dio con noi.

Padre nostro

La vita è dono da scoprire:
il mondo, il progresso, la natura,
la novità della tua crescita,
la presenza e l’amore di Dio, Creatore e Padre...
Noi crediamo che Dio ha cura di tutte le creature,
anche della più piccola, e ancor più di ogni uomo,
creato a sua immagine e somiglianza.
In Gesù Cristo, Figlio di Dio e uomo come noi,
Dio si è manifestato come il Dio con noi,
che si fa carico della nostra vita e dei nostri progetti.
In Gesù Cristo Dio ci ha rivelato il suo amore di Padre
e il suo progetto di vita per noi.
La Chiesa ci consegna la preghiera dei figli di Dio
che Gesù ha insegnato al suoi discepoli
perché, illuminati dalla sapienza del Vangelo,
sappiamo vivere con la fiducia e la libertà dei figli.

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non c’indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
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Re: Il Dio che si rileva

Messaggioda Maria Cristina » 11/10/2015,,
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E' incomprensibile come, nonostante la fedeltà di Dio sia evidente, ci sia ancora chi non vuole riconoscerLo e non vuole sentirsi parte di Lui. Eppure siamo stati fatti a Sua Immagine ed i nostri pensieri vanno sempre oltre la nostra condizione terrena (per quanto ci possiamo dichiarare atei in realtà prima o poi cerchiamo sempre il seme dell'immortalità in ogni cosa che viviamo) e spesso mettiamo le ali anche se non ce ne rendiamo conto.
Non si capisce come possano certe persone voler allontanare Dio dalle proprie vite ...

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