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Primo incontro con Gesù

Discussioni, idee e suggerimenti sulla catechesi dei bambini.

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Primo incontro con Gesù

Messaggioda Luciano » 27/09/2015,,
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Tratto da Educat.it - Servizio a cura dell'Ufficio Catechistico Nazionale della CEI Conferenza Episcopale Italiana

IL PRIMO INCONTRO COL NOME DI GESÙ

130. C’è un giorno, c’è un’ora nella vita di un bambino, in cui per la prima volta risuona al suo orecchio il nome: Gesù. Ad ogni nuovo nome il mondo interiore dei bambini si arricchisce di una nuova presenza: amata o temuta, associata ad una sensazione di benessere o di sofferenza.
È decisivo allora che questo primo incontro col nome di Gesù avvenga sotto il segno della vita e sia associato alla gioia e all’amore.
Quando ciò avviene, tutti i successivi incontri saranno più facili, perché evocano una presenza di bene.
Al contrario, se questo primo incontro avviene sotto il segno della paura e della morte o rimane associato alla tristezza di una minaccia e di un ricatto affettivo, viene compromessa ogni successiva apertura fiduciosa al mistero di Gesù. Anzi i bambini possono manifestare insofferenza e rigetto per qualsiasi discorso su Gesù o gesto di preghiera a cui vengono sollecitati.

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ANNUNCIARE AI BAMBINI LA BUONA NOTIZIA

131. È giunto il momento in cui i bambini ascoltano i primi racconti su Gesù e ripetono il suo nome.
Ogni discorso su Gesù deve conformarsi al Vangelo, cioè portare la buona notizia che lui per primo ci ha amati, ci ama e ci amerà sempre, prima ancora che noi siamo capaci di amarlo e fare qualcosa per lui.
L’educazione alla fede è corretta quando annunciamo ai bambini l’iniziativa di Dio verso di loro, prima di chiedere loro dei doveri verso di lui.

132. Le parole che annunciano Gesù ai bambini sono per lo più legate a gesti, immagini, oggetti che occasionalmente i bambini fanno, toccano, vedono: la muta meraviglia per una grande croce vista in chiesa, l’esclamazione commossa per l’uomo che vi è appeso, la curiosità del presepe, la richiesta di poter mangiare anche lui un pezzetto di pane bianco quando il babbo o la mamma si accostano all’Eucaristia, la vista di un’immagine sacra.
Quando dire? Cosa dire? Come dire?
La vita di Gesù è narrata nei libri dei Vangeli e va anche raccontata in modo comprensibile ai bambini.
Il linguaggio da usare con loro deve essere sempre legato alle esperienze visive, alle parole e alle conoscenze che i bambini hanno fatto proprie.

133. I genitori sanno che Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo, il Dio con noi che viene a salvarci. Questa verità della fede va comunicata ai bambini secondo un approccio loro congeniale.
Le parole che seguono sono soltanto un esempio di come si può raccontare di Gesù per incoraggiare genitori ed educatori in questa meravigliosa impresa.

GESÙ DI NAZARETH, FIGLIO DI DIO
Gesù è stato un bambino a Nazareth;
è cresciuto non solo in età e statura,
ma anche in sapienza e bontà.
Ed è diventato un uomo grande.
La sua mamma si chiama Maria.
Lo sposo di Maria si chiama Giuseppe
e ha amato Gesù come un figlio
Gesù ha sempre voluto bene a tutti,
ai bimbi e ai vecchi, ai poveri e ai malati, a chi era bravo
ma anche a chi aveva bisogno di tanto amore
per diventare buono.
Era contento quando poteva prendere sulle ginocchia i bambini
per fare loro una carezza e benedirli.
Un giorno ha sgridato i suoi amici
perché impedivano alle mamme e ai papà
di portargli i loro bambini.
Ha detto cose molto belle e nuove su Dio, suo Padre.
Ci ha insegnato a chiamare Papà
colui che ha fatto il cielo e la terra: Dio!
Anzi ci ha insegnato
a rivolgerci al Padre suo dicendo “Padre nostro”.
Gesù è il Figlio di Dio, tanto amato; sta sempre con il Padre.
Il Padre lo ha mandato in mezzo a noi
per darci una prova di quanto ci ama e ci vuole con lui .
Non tutti lo hanno accettato.
E ingiustamente lo hanno crocifisso e ucciso.
L’uomo sulla croce è lui.
Ora non è più sulla croce e neppure in una tomba.
Egli è vivo di nuovo.
Dio lo ha risuscitato perché Gesù è suo Figlio,
obbediente in tutto alla volontà del Padre.
Noi parliamo a Gesù perché è vivo,
ci vede, ci ascolta, ci ama, ci aiuta, ci rende buoni.
Noi oggi non lo vediamo,
ma lui farà sì che un giorno noi possiamo vederlo in faccia.
Gesù, dalla casa del Padre, ci ha mandato lo Spirito Santo,
perché non rimaniamo soli e possiamo volerci bene
come il Padre e Gesù si amano.
Lo Spirito, il Consolatore, abita dentro di noi,
e ci suggerisce le cose belle che possiamo fare o dire.
Ora Gesù vive nella Chiesa.
La Chiesa è la grande famiglia dei figli di Dio,
che credono in Gesù e si amano come lui ci ha insegnato.
Anche noi un giorno andremo nella casa dove abita Gesù
con il Padre e con lo Spirito Santo.
Egli ci attende con Maria, sua Madre e tutti i santi.
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