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Momenti di preghiera

Discussioni, idee e suggerimenti sulla catechesi dei bambini.

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Momenti di preghiera

Messaggioda Luciano » 04/10/2015,,
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Tratto da Educat.it - Servizio a cura dell'Ufficio Catechistico Nazionale della CEI Conferenza Episcopale Italiana

È BENE PREGARE CON I BAMBINI

182. Ogni famiglia ha una sua storia, un suo modo di vivere, un suo modo di pregare.
Nella vita quotidiana esistono delle situazioni e degli avvenimenti che creano le condizioni per pregare con i bambini. È importante pregare insieme a loro; ancora più importante che i bambini vedano gli adulti pregare.
Quanto più crescono, tanto più i gesti visibili suscitano la loro attenzione.
Un papà ed una mamma con in mano una Bibbia sono fonte di stupore.
I piccoli vogliono sapere e vogliono partecipare. Accoglierli è un modo concreto e corretto per iniziarli alla preghiera della chiesa domestica.

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SITUAZIONI DIVERSE E IMPEGNI CONSEGUENTI

183. Oggi in alcune famiglie vi sono genitori che hanno modi diversi di esprimere la fede o hanno fede diversa, sebbene siano stati d’accordo nel battezzare i figli.
È un dovere rispettare la coscienza personale.
In altre case i genitori, pur avendo portato al Battesimo i figli, tralasciano ogni pratica cristiana e quindi anche il compito di educare nella fede.
A volte sono solo i nonni o un fratellino a pregare. In queste situazioni i bambini percepiscono un disagio. Hanno diritto a delle spiegazioni e a sperimentare qualche momento comune nella preghiera.
In alcune case non si prega mai o addirittura si deridono i bambini che dicono le preghiere.
Una famiglia che si dice religiosa e non prega mai contraddice se stessa. Là dove c’è fede e disponibilità, lo Spirito suggerisce sempre come pregare.

LE FONTI DELLA PREGHIERA

184. La Chiesa consegna alle famiglie le preghiere che appartengono alla tradizione cristiana. La prima fonte di preghiera è la sacra Scrittura. L’altra fonte è la Liturgia, la grande preghiera di tutta la Chiesa.
Una terza fonte è la devozione popolare, che si tramanda nel luogo in cui si vive.

In casa: riti e occasioni di preghiera

188. I bambini sono sensibili alla ritualità. Ripetere più volte le stesse cose dà loro sicurezza. Le imparano con facilità e gioia se gli adulti le fanno con loro.
In tutte le case si vivono alcuni gesti in modo ripetitivo, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Oggi le famiglie hanno abitudini ed usanze molto diverse tra loro e dai tempi passati; ogni famiglia deve scoprire e forse costruire la propria ritualità.
Alcune abitudini e tradizioni di famiglia sono belle, si ricordano volentieri e formano un filo che lega le diverse generazioni.

189. I vari momenti rituali delle case sono occasioni di preghiera secondo l’esortazione dell’apostolo Paolo: “Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” (1 Corinzi 10,31).

190. Il risveglio . Quasi ogni giorno di primo mattino nelle case c’è fretta e i bambini sono pieni di sonno. Questo porta a trascurare il primo incontro col Signore. Ma quando un papà ed una mamma hanno la consuetudine al risveglio di rivolgere il pensiero a Dio, sanno trovare una frase, spontanea o dai Salmi, che abitui i figli a fare altrettanto:
Mi sveglio, è giorno, grazie Signore!

Sento l’acqua: l’acqua è fresca... Signore, tu hai creato anche l’acqua.
“Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore”
( Salmo 113,3 ).
“Fin dal mattino t’invoco”, o Signore ( Salmo 5,4 ).


191. Coricarsi la sera . La sera si è stanchi e si è tentati di trascurare la preghiera. Inoltre, in questi momenti i bambini non sopportano le preghiere lunghe e meccaniche. Esse, anzi, possono far nascere una reazione di rifiuto. Basta una frase, ma tutte le sere:
Grazie, del giorno, dei giochi... Tu, Signore, sei grande!
Aiuta il postino che camminava male! Guarisci il mio amico Mario.
“In pace mi corico e subito mi addormento” ( Salmo 4,9 ).
“Il Signore veglierà su dite da ora e per sempre” ( Salmo 121,8 ).


192. Mangiare insieme . La mensa può essere il luogo più facile e nello stesso tempo il più difficile per pregare: dipende dal clima familiare e dalla sensibilità religiosa dei presenti. Comunque è importante dare valore alle cose poste sul tavolo e alla fatica di chi le ha procurate e preparate:
Grazie per il cibo che abbiamo! Grazie per chi l’ha preparato! Grazie per il lavoro che ha permesso a papà e mamma di guadagnarlo.
A volte si può chiedere ai bambini un attimo di silenzio prima di cominciare a mangiare. Se sono più grandicelli si può chiedere di fare il segno della croce, o nel giorno di festa, quando tutta la famiglia è riunita, di unirsi alla preghiera che ricorda quella della Messa:
Benedetto sei tu Signore, Dio dell’universo, dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane e questo vino, frutto della terra e del lavoro dell’uomo.

193. Gli onomastici. Sono feste personali e di casa: offrono l’occasione di raccontare ai bambini le vite dei santi, loro protettori e figure di riferimento per la loro vocazione personale. Tutta la storia è costellata da queste figure significative. Dall’ascolto la preghiera nascerà spontanea.

194. I compleanni. In questo giorno si usa accendere le candeline sulla torta. La luce è segno di festa e fiducia nella vita. È diventato raro, anche nelle case dei cristiani, ricordare la seconda nascita, quella battesimale. Anziché fare due feste, si possono unificare le due ricorrenze. Un gesto significativo è accendere una candela più grossa a ricordo del Battesimo: ricorderà a tutti che quel bambino o quella bambina sono segnati dall’amore di Dio e gli appartengono come suoi figli.
Si può insegnare a pregare:
Credo nel Padre che è nei cieli, credo in Gesù che mi vuole bene, credo nello Spirito che mi dà la forza per crescere.
Ci sono bambini che non hanno né genitori né casa. Chi farà loro festa? Benedette le famiglie che hanno occhi per vedere queste solitudini e accolgono questi piccoli nelle loro case!

I segni

195. Ciascuna casa ha i suoi segni: gesti e cose che manifestano un determinato stile nel vivere. Alcuni di questi segni, in modo particolare, legano la quotidianità a Dio.
Papà e mamma che. pregano sono i più grandi segni viventi che un bambino possa vedere. Il loro atteggiamento raccolto o silenzioso, le loro mani giunte, il libro che leggono, l’immagine che guardano prendono significato ed invitano alla preghiera.
Tra le mani dei genitori si stringono anche quelle dei figli ed è spontaneo suggerire le parole che possano esprimere i sentimenti dei bambini:
Dio è grande, ama tutti.
Grazie Signore, è bello stare insieme.
Ma la persona a cui gli adulti si rivolgono per lodare e ringraziare non si vede. I bambini sono stupiti. Il Crocifisso o qualche immagine sacra rappresentano ai loro occhi qualcuno, misterioso ma reale, con cui parlare:
Ave Maria!
Benedetto sei tu, Signore!

I momenti e le feste


199. Alcuni aspetti della vita suscitano nei bambini sentimenti molto
intensi. Gli adulti possono offrire parole e gesti che permettono loro di dire
a Dio ciò che provano. Si richiede molta semplicità dagli adulti. Nei bambini la semplicità è spontanea, per i genitori è segno di intelligenza e di amore.

205. La domenica. Il giorno del Signore va annunciato fin dal mattino:
È domenica: è festa!
Ricordiamo che Gesù è risorto!
Noi cristiani ci raduniamo nella chiesa per celebrare l’Eucaristia. Santo, Santo, Santo il Signore Dio, Padre di tutti.
Alleluia, alleluia, tutta la terra canti a Dio.
La domenica è giorno di riposo dall’attività lavorativa, così ogni famiglia può ritrovarsi di nuovo unita e i bambini possono godere della presenza della mamma e del papà, dei fratelli. È il giorno in cui si può vivere meglio la dimensione della pace.

206. Ci sono anche le domeniche non festose: i bambini captano la stanchezza e la noia, come pure le tensioni degli adulti. Soffrono del clima pesante e provano spesso un oscuro senso di paura. La cronaca quotidiana ci avverte che la gran parte degli incidenti che coinvolgono i bambini avviene proprio nei giorni di testa. Per un numero considerevole di bambini i cui genitori si sono separati, il sabato e la domenica sono spesso i giorni delle trasmigrazioni da una casa all’altra, del passaggio di affido da un genitore all’altro.
Ancora tanti bambini rimangono negli Istituti e non possono godere della gioia di un papà e di una mamma che fanno vivere la festa in un’atmosfera di casa.
In questi casi è importante aiutare comunque a vivere il giorno del Signore come vero giorno di festa con segni di affetto e di accoglienza.

207. Le feste. Natale, Pasqua, le feste di Maria e dei santi sono momenti particolari. I bambini sono stupiti per i colori, per le luci e aspettano i regali. La tradizione di fare regali è in sé buona: sono doni quando vengono fatti senza essere termini di un contratto per il buon comportamento dei bambini.
Un dono è segno di amore. I cristiani a Natale e a Pasqua offrono doni per ricordare il grande amore che il Padre ha per gli uomini: lui ha fatto il dono più grande, ha dato suo figlio Gesù. Gustare la gioia dei bambini quando ricevono un regalo è partecipare alla festa del Signore.
In queste feste è bello riproporre le tradizioni di famiglia: dolci, costumi, abitudini particolari. Come la Chiesa, la grande famiglia dei cristiani, custodisce il ricordo degli avvenimenti della sua storia, così le case dei cristiani, le più piccole comunità del popolo di Dio, custodiscono e tramandano alcuni gesti della loro storia.
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